depilazione luce pulsata

Come funziona la luce pulsata

L’intense pulsed light (IPL) è un metodo di epilazione che mira ad eliminare i peli superflui dalla radice sfruttando l’azione del calore della luce con un processo di fototermolisi selettiva.

L’epilazione è una tecnica che invece di agire sul pelo determinandone una scomparsa temporanea, così come accade con la depilazione, agisce direttamente sul bulbo per prevenire la ricomparsa del pelo. Con l’epilazione pulsata è possibile agire sul proprio corpo per ottenere un’epilazione permanente.

Come funziona

Grazie a un epilatore migliore e alla diffusione di energia luminosa, va ad agire direttamente sul bulbo del pelo ed indebolendolo ne favorisce la caduta e ne previene la ricomparsa.

L’effetto della luce pulsata non è lo stesso per tutti i tipi di peli e di pelli. È risaputo infatti che i risultati migliori si riescono ad ottenere lavorando con peli scuri su carnagioni chiare. Il risultato che si riesce ad ottenere su pelurie bionde è meno rilevante.

La luce pulsata può essere utilizzata in diverse zone del corpo, per il gambaletto, le cosce e l’inguine. Può essere utilizzata anche per braccia ed ascelle, mentre per il viso è consigliabile l’acquisto di un apparecchio specifico e più delicato per la peluria del viso.

Per poter ottenere una epilazione definitiva è necessario fare più sedute di applicazione della luce pulsata.
Si consiglia un uso responsabile dell’apparecchio che emana luce pulsata. Utilizzare sul viso solo gli apparecchi che sono stati ideati per l’utilizzo in queste zone particolarmente delicate.

In dotazione, insieme all’apparecchio per l’epilazione, troverete anche degli occhiali protettivi da indossare per proteggere gli occhi. Questa precauzione è particolarmente necessaria soprattutto nel caso in cui ci s appresta ad epilare le zone del viso come i baffetti o la peluria del viso.

Differenze tra luce pulsata e laser

La luce pulsata ed il laser sfruttano il principio della fototermolisi, ma lo sfruttano con modalità diverse nell’eseguire l’epilazione. Entrambe le modalità non garantiscono una depilazione definitiva.

Queste tecniche possono essere utilizzate sia da un medico dermatologo che da un’estetista che abbiano conseguito un certificato che attesti la preparazione tecnico-teorica necessaria per adoperare questa tecnica. In commercio sono presenti anche apparecchi per uso domestico che ovviamente vanno utilizzati rendendo tutte le precauzione e gli accorgimenti indicati nel libretto di istruzioni soprattutto per prevenire danni alla retina.

Possiamo dire che il laser è più aggressivo ed efficace sui follicoli peliferi attivi e può essere fatto in qualsiasi stagione dell’anno. La luce pulsata, invece, è più delicata e richiede un numero più elevato di applicazioni e deve essere sospeso nel periodo estivo. Inoltre il trattamento a luce pulsata potrebbe essere meno confortevole rispetto al trattamento con il laser.

Dopo la prima seduta di luce pulsata si vede una diminuzione nella crescita dei peli, ma come già accennato, è necessario ripetere l’applicazione della luce pulsata creando un ciclo di sedute che di solito si hanno una volta al mese.

piastra per i capelli

Piastra per capelli: tutto fila liscio

La piastra per capelli è un accessorio ormai indispensabile per la messa in piega in casa: capelli lisci, ondulati, ricci, e molte altre possibilità offerte da questo piccolo elettrodomestico.

Ma com’ e fatta? Si tratta fondamentalmente di un apparecchio a forma di pinza, che si riscalda grazie alla corrente e che si passa sulle ciocche dei capelli per la piega. Questa la sua funzione base: ma vediamo di quali materiali è composta e come si usa. Il funzionamento è semplice, anche se, trattandosi di un apparecchio che può raggiugere i 240 gradi di temperatura, è sempre meglio fare attenzione.

Di che cosa è fatta la piastra per capelli?

La piastra per capelli ha l’impugnatura di plastica termoresistente e la piastra vera e propria di ceramica, di titanio o di tormalina. Si tratta di materiali che evitano bruciature ai capelli e assicurano il passaggio scorrevole sulle ciocche. Il materiale più diffuso è la ceramica; la tormalina e il titanio sono materiali innovativi, perfetti per proteggere la chioma mentre la si stira, e rendono la piastra più costosa.

Oltre alla piastra elettrica base, esiste l’innovativa piastra a vapore. Si tratta di una piastra per capelli con un piccolo serbatoio che si riempie d’acqua. Passata sui capelli, la piastra rilascia vapore acqueo, rendendo la piega più veloce e duratura grazie al fatto che il capello resta idratato. Ma non solo: molti modelli hanno la funzione ionizzante, che elemina l’elettrostaticità, migliorando l‘effetto liscio e la durata della piega.

Come si usa la piastra per capelli

Dopo aver lavato e asciugato i capelli con molta cura, si inserisce la spina della piastra nella presa di corrente. Per la maggior parte dei modelli sono sufficienti 15 secondi per raggiungere la temperatura desiderata: in media, 120 gradi. La temperatura da scegliere varia in base alla lunghezza, alla quantità e al tipo di capello.

Per capelli sottili e corti, o ad esempio per una frangetta, sarà sufficiente una temperatura bassa. Per lisciare capelli folti, naturalmente ricci e lunghi, invece, la piastra dovrà raggiungere almeno i 180 gradi.Per una piega duratura e una chioma sana è indispensabile passare sui capelli un prodotto a base di siliconi, che si trova dal parrucchiere o in profumeria.

Dopo si dividono i capelli in ciocche di circa 5 cm di spessore, fissandole con una molletta alla testa. Si passa poi la piastra ciocca per ciocca, dalla radice e arrivando alle punte: il movimento dovrebbe essere fluido e costante, senza tenere la ciocca nella piastra ferma per più di 2 secondi per non bruciarla. Si finisce con la lacca.

I mille usi della piastra: liscio, riccio, ondulato

Le piastre per capelli permettono di creare anche ricci, boccoli, onde. Per un effetto ondulato, ad esempio, la piastra si arrotola intorno alla ciocca e si mantiene per qualche secondo. Diverso è il caso dei ferri per capelli o delle piastre ondulate: il ferro si usa specificamente per creare boccoli e ricci.

Più piccolo è il diametro del ferro, più stretti e definiti saranno i ricci. La piastra per creare un effetto “onda” è composto invece di una serie di tubi, di solito 3 o 4, in cui si infila la ciocca. In questo caso il movimento è diverso: la piastra non scivola sui capelli ma afferra la ciocca per imprimere la piega.

Lampade UV o fornetti per unghie?

Le lampade per unghie, nel linguaggio comune chiamate anche “fornetti”, sono degli apparecchi indispensabili nel campo della manicure con ricostruzione gel e della nail art, sia a livello del fai da te sia a quello professionale. Queste lampade funzionano con la tecnologia dei raggi ultravioletti UVA, che a differenza degli UVB risultano essere meno dannosi per la nostra pelle.

Il gel o smalto semi-permamente usato per la ricostruzione, è formato da particelle fotosensibili che solidificano all’esposizione dei suddetti raggi. Il prodotto quindi si indurisce e, seccandosi, è in grado anche di fissare sull’unghia strass e decorazioni dei tipi più svariati.

La riuscita del processo appena descritto, detto anche polimerizzazione, è indispensabile se si vuole ottenere un buon risultato. Le lampade più diffuse in commercio sono quelle UV e possono anche essere dotate di tecnologia LED.

Caratteristiche delle lampade

Tuttavia i classici fornetti unghie sono composti nella maggior parte dei casi da un vano la cui altezza può essere anche regolabile per consentire non soltanto la polimerizzazione del lavoro su mano, ma anche quella su piedi. All’interno della lampada sono presenti in media tre o quattro bulbi che emanano raggi da 9 W di potenza ciascuno per un totale di 36 W. Da evitare l’acquisto di lampade di potenza inferiore in quanto comprometterebbero il lavoro poiché non sono in grado di asciugare completamente il gel.

Un’altra caratteristica fondamentale è inoltre la disposizione dei bulbi che deve essere uniforme in modo tale da consentire la polimerizzazione anche delle dita laterali quali pollice e mignolo. Solitamente l’autonomia di una lampada per unghie UV è di 1000 ore e i bulbi devono essere sostituiti una volta che esauriscono la loro energia: un trucco è quello di controllare il bulbo periodicamente: se esso inizia ad annerire dalla parte dell’attaccatura, è segnale che deve essere cambiato con uno nuovo.

Il costo per ogni bulbo si aggira tra i tre e i cinque euro. Esistono inoltre in commercio lampade più ampie (e quindi a maggior potenza) al cui interno si possono inserire contemporaneamente entrambe le mani o tutti e due i piedi, con un notevole risparmio di tempo. Si consiglia inoltre di scegliere lampade dotate di timer, in grado di monitorare il preciso tempo richiesto per l’asciugatura del prodotto.

Le lampade possono essere acquistate in negozi specializzati per il beauty o anche online in cui si possono trovare tutti i modelli esistenti in commercio, con una più vasta gamma di scelta rispetto ai singoli rivenditori. Il prezzo parte da 15 euro in su, ma per una buona lampada il prezzo si aggira tra i 40 e gli 80 euro. Si ricorda inoltre di acquistare soltanto prodotti certificati “CE” e approvati dalle leggi europee: evitare prodotti di dubbia provenienza che, seppur allettanti dal punto di vista del prezzo, potrebbero non essere sicuri e controllati.

Gli studi sull’utilizzo delle lampade UV

Non è ancora ben chiaro se l’utilizzo di queste lampade sia dannoso per la salute: sta di fatto che sono stati condotti diversi studi per portare alla luce connessioni tra l’utilizzo delle lampade e l’insorgere di malattie legate alla pelle o melanomi con risultati interessanti che possono essere la premessa di futuri studi riguardanti il fenomeno. Nessun allarmismo dunque, ma più consapevolezza per clienti e professioniste.

Instant messaging

Instant messaging: sempre in contatto

Con la diffusione dei social network, le offerte per ADSL e dati mobili e degli smartphone, l’Instant messaging (messaggistica istantanea) è il modo più diffuso per comunicare. Ormai chiunque ha un telefonino lo usa non più soltanto per telefonare, ma per scambiarsi messaggi di testo, messaggi vocali, file e video.

Che cosa sono i servizi di messaggistica istantanea?

Si tratta di applicazioni per PC, smartphone e tablet, per scambiarsi testo, voce, immagini e vari tipi di file, e di condividere la propria posizione, in tempo reale, con altri dispositivi su cui è installata questa stessa applicazione.

Il servizio funziona tramite l’ADSL o la rete mobile, ed è necessario registrarsi, con un’e-mail, un account di un social network oppure un numero di telefono. Tra i primi ad essere stati lanciati sul mercato c’è Skype, che si può usare anche senza numero di telefono. Poi sono arrivati quelli collegati ai social network.

I servizi di messaggistica istantanea che funzionano tramite l’account ai social network più famosi sono Messenger di Facebook e Google Hangouts. Sono molto simili, perché entrambi dipendono da un profilo Facebook o Google, e permettono di scrivere, inviare file, foto, video e messaggi vocali, chiamare a e videochiamare tramite PC, tablet e telefonino.

I messaggi possono essere inviati ai propri contatti, ma anche a chi non ne fa parte: basta inserire un nome o un numero di telefono nella casella di ricerca per trovare i contatti, inviare il messaggio ed eventualmente aggiungerli alla propria rete.

La messaggistica istantanea con il numero di telefono

Le applicazioni come Whatsapp, Wechat e Telegram non si possono usare se non si collega un numero di telefono. Si possono utilizzare non solo sul cellulare ma anche sul PC, tramite un collegamento al proprio telefonino, oppure sul tablet.

Ciascun account è collegato a un numero di telefono, e inserisce in automatico nei contatti tutti quelli che sulla nostra rubrica hanno l’applicazione. Questo tipo di messaggistica permette di inviare, ricevere e archiviare chat, audio, messaggi vocali, video, vari tipi di file, contatti telefonici, posizioni, e anche di telefonare, tramite ADSL o rete mobile.

Quest’ultima funzione permette di telefonare praticamente a chiunque a costo zero, spesso con un’ottima qualità audio. Queste applicazioni permettono anche di creare e amministrare gruppi fino a 200 persone in base all’applicazione, e di mandare messaggi a più persone contemporaneamente anche senza creare un gruppo.

Tra le funzioni per proteggere la privacy è possibile stabilire a chi rendere visibili dati come l’ultimo accesso, l’immagine del profilo, e anche bloccare numeri telefonici e archiviare o meno file e conversazioni.

La messaggistica istantanea tramite un account

Questo tipo di servizio è collegato a un account, come Facebook, e permette di comunicare in tempo reale con i contatti che hanno la stessa applicazione, di chiamare e videochiamare. Sono applicazioni utili perché non c’è l’obbligo di dare il proprio numero di telefono, anche se le integrazioni recenti permettono di aggiungere a questi contatti quelli della rubrica telefonica.

Tra i più usati: Skype, Messenger, Google Hangouts. Oltre a poter essere usati sul PC, questi servizi hanno le app per smartphone e tablet. Anche qui si possono inviare file audio e video, testo, immagini, messaggi vocali e file in allegato e gestire molte impostazioni che permettono di proteggere la privacy.

social street

Come nasce la social street

Nata nel 2013 a Bologna, è un fenomeno del tutto italiano che si sta diffondendo rapidamente anche oltre confine: si tratta della social street o strada sociale. Purtroppo se ne parla ancora molto poco, ma partiamo dall’inizio. La social street è un fenomeno sociologico di aggregazione spontanea in cui i residenti di una via o di un quartiere, tramite il web o i social network, si ritrovano insieme per scambiarsi favori, organizzare attività, stare insieme. Il primo esperimento sociale parte, come abbiamo detto, nel 2013 a Bologna in via Fondazza.

Federico Bastiani, giornalista e padre di un bambino di appena due anni si trasferisce da un piccolo paesino toscano nel capoluogo emiliano. Subito nota la differenza tra il cortile in cui era cresciuto, tra quella via dove tutti si conoscevano e la nuova e sconosciuta strada dove era approdato insieme alla sua famiglia. Cosa fare per sentirsi di nuovo a casa? Bastiani crea un gruppo su Facebook “Residenti in via Fondazza”: tramite passaparola, volantini e pubblicità nei negozi della zona, nel giro di pochi mesi, il gruppo arriva a 930 membri su circa 2000 abitanti.

Che cos’è la social street

La social street inizia da un piccolo gruppo di persone e non è detto che debba per forza coinvolgere grandi numeri. È l’idea alla base quella che conta davvero: rifarsi alle regole del buon vicinato, scambiare beni materiali o piccoli favori. Dal prestare una scala o lo zucchero per una torta, da pagare le bollette per l’anziana del piano di sotto a fare la spesa allo studente con la gamba rotta. C’è chi addirittura condivide la Wi-Fi nello stesso pianerottolo.

Ma social street non è solo questo, è molto di più: dai primi favori si passa a dei veri e propri momenti da trascorrere insieme dettati da interessi comuni, come la passeggiata in città, l’uscita in bici la domenica, il pomeriggio al cinema e i picnic in strada. C’è chi porta una bottiglia di vino, chi la torta fatta in casa, chi si occupa delle vettovaglie. Dal baratto, ai concerti ai momenti lettura, dai cineforum agli aperitivi. Tutto rigorosamente gratis e tramite social network.

E non solo i rapporti tra vicini migliorano, ma anche quello tra l’abitante e il suo stesso quartiere: si organizzano manifestazioni per ripulire il parco, si mette un vaso per abbellire unisce scorcio, insomma si cerca di migliorare l’aspetto della via stessa. Le conseguenze positive delle social street. Nelle social street, l’altro non è visto più come un nemico dal quale frettolosamente chiudersi a chiave dietro la porta di casa, ma diventa risorsa e riscoperta.

Riprende vita una socialità e una solidarietà dimenticate che social network da un lato e società individualistica dall’altro, aveva messo a dura prova. Alla base comunque vi è l’idea di reciprocità, ma non è detto che si debba per forza ricevere “qualcosa” in cambio: molto spesso quello che torna indietro è un valore inestimabile, è il sentirsi parte di una comunità, di un gruppo, di una strada.