Siamo al centro di una rivoluzione. Una rivoluzione che è sfuggita di mano sia agli eversori che ai rivoluzionari. Nello strano tempo che viviamo la disposizione di difensori dello Stato (e del participio passato del verbo stare) l'hanno assunta i rivoluzionari, mentre i conservatori più retrivi si sono vestiti da eversori con l'intenzione di scardinare l'assetto post-resistenziale.
Eversori e reazionari si sono alleati, sono andati al potere condividendo l'idea distruttiva, sbaragliando gli oppositori che, vinta una battaglia e datisi ai bagordi, si sono affidati al più inetto dei comandanti squagliandosi come un calippo al sole di luglio.
Rimangono alcune sacche di resistenti, sostanzialmente alcune procure, un pezzo della CGIL, qualche gruppo di violette, e un pugno di giornalisti salmonati, ma non contano una mazza.
Ed ecco che i neoconquistadores son giunti al momento di spartire il bottino. Come tutte le gang che si rispettano, l'unità contro il nemico comune si frantuma quando l'interesse prevale.
Il partito del predellino che doveva radicarsi e modellare il Paese restituendo alla politica la sua funzione primaria, si scolla ogni giorno di più. Groviglio di profittatori che hanno assunto posti di prestigio grazie alla capacità di fare gli yesman. Ma sono sostanzialmente delle mezzeseghe, mediocri nell'azione e nell'intelletto avendo abdicato da tempo alle autonome capacità nell'esercizio di entrambe. E da qui una serie di pasticciacci che vanno dalla corruzione in diretta, al mignottismo, al servilismo verso avanzi di galera e azzeccagarbugli di dubbia fama.
Arrivano fino all'incapacità di usare le stesse leggi che si sono fatte da soli per loro e i loro compari. Leggi idiote e vergognose ma si chiamano leggi. Chi delinque abitualmente è allergico proprio alla parola legge, per DNA. Si cade senza rete nello strano anello. Leggi ad personam vengono trasgredite in quanto leggi: fino alla balordaggine che vede il Presidente del Consiglio imputato in un procedimento penale nel quale la Presidenza del Consiglio è parte civile.
Insomma pasticciacci orrendi come quello della presentazione delle liste, in ritardo, incomplete e fasulle. Salvo poi lamentarsi delle leggi e inventare il diritto take&go. Si manda uno scagnozzo in televisione, gli si fa dire alcune stronzate galattiche e si fa una legge per dargli ragione.
Così è accaduto con la legge “ad listam”, anzi con il decreto “ad listam”.
Lo scagnozzo è il solito Bel Pietro per il quale “non si può impedire al 40% degli elettori di votare il proprio partito”, come se qualcuno glielo avesse impedito, come se non fosse stata una overdose di imbecillità emulsionata a strafottenza e spocchia ad impedire la presentazione delle liste secondo le regole che tutti rispettano.
Nessuno che abbia ricordato all'insulso direttore che si vota per fare la conta e che prima che si aprano le urne tutti hanno lo stesso numero di voti. Ma così va il mondo, se anche il Presidente Napolitano si convince che è lecito pagare 500 Euro di multa perché si sputa un chewingum (accade a Trento) mentre per due tonnarelli cacio e pepe si può mettere in subbuglio un Paese e fottersene allegramente.
Adesso tutto è a posto, chi aveva bisogno del panino s'è saziato e “inta 'u culu alle regole”, le liste sono in campo compresa quella dalle firme false di Formigoni che già è falsa di suo (Formigoni è al terzo mandato e molti sostengono che la legge lo impedirebbe), la Polverini può contare sul sostegno della gang al completo e la spada di Damocle sui risultati è sistemata.
Non mi meraviglierei se dopo le elezioni, qualora il Sultano non gradisse il responso, qualche ascaro dai pochi capelli tuonasse contro “i brogli della sinistra” e suggerisse alla maggioranza di non convertire il decreto annullando le elezioni. Il Presidente Napolitano ha già pronte le buone ragioni: non si può fare un governo regionale senza il PdL. E, in cambio, otterrà riforma condivise. La prima delle quali è l'istituzionalizzazione del televoto. Si vota finché l'associazione a leginquere non vince. Gli yesman faranno carriera, i magistrati saranno licenziati e non si capisce a che cosa serviranno gli avvocati.
Sarebbe troppo sperare che gli italiani scegliessero di prendere a pomodori e uova marce questa accozzaglia di bricconi, mi limito a immaginare che, entro la fine di questo mese, cominciassero a comprendere che la politica è tutela di interessi. Cosa hanno a che fare quelli di chi lavora, di chi deve mettere insieme pranzo e cena, di chi immagina un futuro per i propri figli con quelli di magnaccia e puttane, di sanguisughe incapaci, di retori vuoti che pensano solo ad arricchirsi alle spalle dei gonzi che pure li suffragano?
08/03/2010
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