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UNA MOSTRA UN PO' PARTICOLARE di Pino Deluca
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“Cilinàaari!!!” Nel Salento dove i campanili son certo più di cento, le relazioni tra paesi limitrofi sono state segnate dalla generalizzazione tribale del soprannome. La realtà contadina e la “paura del foresto” tacciava i vicini con epiteti e attribuzioni sempre ai limiti del simpatico. E così i Cellinesi, abitanti di Cellino San Marco, diventano “Cilinàaari”. Espressione allungata a ghigno o commiserazione per “gente di gran flemma, poco laboriosa e renitente al rapporto di servitù”. Fondo di verità o semplice calunnia?. La turbolenza del mondo moderno ha rimescolato ogni cosa, e le “razze” per fortuna non esistono più, se non la gigantesca razza umana. Ma le identità permangono, sono reali e concrete. A volte si fan strumento di retorica sciocca e nefasta, a volte diventano narrazione, storia e quindi cultura popolare. La differenza tra le identità fasulle e la cultura popolare è nella fonte. Generalmente falsa nel primo caso, autentica, concreta e testimoniata nel secondo. Ecco “Cilinari”: ricerca di tracce concrete e testimoniate di vissuto più che di passato, raccolta di istanti voluti e casuali, con pezzi di territorio, di architettura e di volti. Di occhi e di pettinature, di baffi e di vestiti. Raccolta delle foto di famiglia di tanti “Cilinari”, migliaia e migliaia di tessere del mosaico che ha disegnato e disegna la vita di una comunità. Foto ingiallite dal tempo e luoghi stravolti dalla mano non sempre benefica della “modernizzazione”, colori strani e pose, eventi e potenti, e animali e mille altre curiose genti. Un pizzaiolo, una matita magica, una sorta di “Bovinelli tuttofare”, un prete e pochi altri pezzi d'anima di Cellino, che un po' la vivono e un po' l'hanno vissuta, hanno intrapreso questa splendida avventura. Ridare narrazione a facce, luoghi ed eventi cercando da quelle fonti di ricostruire una cultura popolare frantumata da decenni di incuria e vandalismo. Riprendiamo un cammino che è stato anche accennato da eroici tentativi, tutti però esperiti dalla parte “documentale”. Ottima ma sempre narrazione di chi poteva documentare, di classi alte e alfabetizzate, di notai e professori, preti e dottori. Le immagini invece parlano la lingua di tutti, anche di chi poteva solo far volare la voce senza che ne rimanesse traccia scritta. Noi, che a scrivere abbiamo imparato, cercheremo di legare queste testimonianze di istanti diversi, nel luogo e nel tempo, secondo l'antica tradizione dei cantastorie che con i loro “quadri”, la loro mimica e la loro voce, con una chitarra e un tamburello e un organetto, portavano in piazza racconti e avventure d'altri tempi. Le nostre saranno storie raccontate in Piazza, nell'agorà fisica quando potremo, nell'agorà digitale sicuramente, saranno storie materializzate su carta e su schermi luminosi, storie di nomi e di volti, di voci e fors'anche di canti. Useremo la tecnologia che, per una volta, cercheremo di mettere al servizio dell'anima. Che, ne siamo persuasi, è progresso solo se è fatto per l'Uomo altrimenti è solo una nuova forma di barbarie, tanto suadente e luccicante quanto ipocrita e degradante. Venite a trovarci, in piazza, nelle sere dell'1 e 2 di agosto, a Cellino San Marco, il vostro incoraggiamento e il vostro aiuto non sono essenziali, ma sicuramente molto utili e molto graditi.
26/07/2010




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