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scopa a vapore

Tutto ciò che dovete sapere sui lavapavimenti

Le scope a vapore hanno la funzione primaria di lavare e igienizzare: non sono, infatti, in grado di aspirare lo sporco, ma sono in grado di separarlo da qualsiasi tipo di superficie grazie ad un potente getto di vapore che può raggiungere i 120 gradi.

Questi apparecchi non sono da confondere con le scope elettriche che, invece, funzionano come veri e propri aspirapolveri: le scope a vapore devono essere utilizzate su pavimenti e superfici da cui sia già stato rimosso il grosso dello sporco e che volete igienizzare a fondo.

In commercio potete trovare elettrodomestici che uniscono le due funzioni (2 in 1), ma per un risultato migliore è consigliato acquistare due apparecchi separati che, seppur ad un prezzo leggermente superiore, vi garantiranno una casa pulita, igienizzata e libera da batteri.

Come individuare la migliore scopa a vapore?

Se state pensando di acquistare una scopa a vapore, ci sono una serie di caratteristiche che dovreste valutare per scegliere l’elettrodomestico più adatto al vostro budget e alle vostre esigenze assicurandovi un buon rapporto qualità/prezzo.
Uno degli elementi principali da tenere in considerazione è la potenza (e il conseguente consumo) della lavapavimenti (espressa in Watt).

In generale, i modelli di ultima generazione vengono prodotti in conformità alle norme europee sui consumi energetici, perciò troverete apparecchi che, seppur con un numero di Watt limitato, vi garantiranno un ottimo risultato ed un consumo energetico contenuto. Come linea guida, tenete a mente che un lavapavimenti a vapore di qualità ha una potenza minima di 1500 Watt.
Altri fattori da considerare sono la pressione della caldaia e la temperatura del vapore.

La pressione non è sempre riportata nelle schede tecniche delle scope, ma, quando possibile, assicuratevi che non sia inferiore ai 2 Bar. La temperatura del vapore, invece, è un elemento molto importante da cui dipende il livello di pulizia garantito dalla scopa. Generalmente, l’acqua evapora a 100 gradi, ma le migliori scope elettriche possono arrivare ad una temperatura di 120-130 gradi, assicurandovi così una lucidatura e un’igienizzazione superiori.

Un consiglio è di scegliere un modello che via dia la possibilità di regolare la temperatura e l’emissione del vapore, permettendovi così di utilizzare la scopa su qualsiasi tipo di superfice senza rischiare di danneggiarla.

Infine, scegliete un lavapavimenti a vapore il cui serbatoio abbia una capacità di almeno 500 ml. Un serbatoio più piccolo vi costringerebbe a fermarvi spesso per rabboccare la tanica e vi rallenterebbe. Se avete una casa grande, l’ideale sarebbe una capacità di 750 ml: un buon compromesso tra peso ed autonomia della scopa.

Su quali superfici si può usare lavapavimenti?

Probabilmente vi starete chiedendo se il lavapavimenti migliore sia indicato per ogni tipo di superficie, soprattutto per materiali delicati come il parquet. La risposta è che le scope a vapore, soprattutto i modelli migliori, sono adatte per qualsiasi tipo di pavimento.

Per quanto riguarda il parquet, optate per un getto di vapore di potenza inferiore e, se dopo 4-5 minuti la superficie dovesse risultare ancora bagnata, provvedete ad asciugarla con un panno. Inoltre, i modelli più avanzati di scope a vapore, hanno anche l’opzione di lavorare in verticale, permettendovi di lucidare ed igienizzare anche tende, poltrone e divani.

depilazione luce pulsata

Come funziona la luce pulsata

L’intense pulsed light (IPL) è un metodo di epilazione che mira ad eliminare i peli superflui dalla radice sfruttando l’azione del calore della luce con un processo di fototermolisi selettiva.

L’epilazione è una tecnica che invece di agire sul pelo determinandone una scomparsa temporanea, così come accade con la depilazione, agisce direttamente sul bulbo per prevenire la ricomparsa del pelo. Con l’epilazione pulsata è possibile agire sul proprio corpo per ottenere un’epilazione permanente.

Come funziona

Grazie a un epilatore migliore e alla diffusione di energia luminosa, va ad agire direttamente sul bulbo del pelo ed indebolendolo ne favorisce la caduta e ne previene la ricomparsa.

L’effetto della luce pulsata non è lo stesso per tutti i tipi di peli e di pelli. È risaputo infatti che i risultati migliori si riescono ad ottenere lavorando con peli scuri su carnagioni chiare. Il risultato che si riesce ad ottenere su pelurie bionde è meno rilevante.

La luce pulsata può essere utilizzata in diverse zone del corpo, per il gambaletto, le cosce e l’inguine. Può essere utilizzata anche per braccia ed ascelle, mentre per il viso è consigliabile l’acquisto di un apparecchio specifico e più delicato per la peluria del viso.

Per poter ottenere una epilazione definitiva è necessario fare più sedute di applicazione della luce pulsata.
Si consiglia un uso responsabile dell’apparecchio che emana luce pulsata. Utilizzare sul viso solo gli apparecchi che sono stati ideati per l’utilizzo in queste zone particolarmente delicate.

In dotazione, insieme all’apparecchio per l’epilazione, troverete anche degli occhiali protettivi da indossare per proteggere gli occhi. Questa precauzione è particolarmente necessaria soprattutto nel caso in cui ci s appresta ad epilare le zone del viso come i baffetti o la peluria del viso.

Differenze tra luce pulsata e laser

La luce pulsata ed il laser sfruttano il principio della fototermolisi, ma lo sfruttano con modalità diverse nell’eseguire l’epilazione. Entrambe le modalità non garantiscono una depilazione definitiva.

Queste tecniche possono essere utilizzate sia da un medico dermatologo che da un’estetista che abbiano conseguito un certificato che attesti la preparazione tecnico-teorica necessaria per adoperare questa tecnica. In commercio sono presenti anche apparecchi per uso domestico che ovviamente vanno utilizzati rendendo tutte le precauzione e gli accorgimenti indicati nel libretto di istruzioni soprattutto per prevenire danni alla retina.

Possiamo dire che il laser è più aggressivo ed efficace sui follicoli peliferi attivi e può essere fatto in qualsiasi stagione dell’anno. La luce pulsata, invece, è più delicata e richiede un numero più elevato di applicazioni e deve essere sospeso nel periodo estivo. Inoltre il trattamento a luce pulsata potrebbe essere meno confortevole rispetto al trattamento con il laser.

Dopo la prima seduta di luce pulsata si vede una diminuzione nella crescita dei peli, ma come già accennato, è necessario ripetere l’applicazione della luce pulsata creando un ciclo di sedute che di solito si hanno una volta al mese.

deumidificatori

Funziona un deumidificatore? Il secco è bello

Il deumidificatore è un alleato prezioso in casa per eliminare l’umidità e tutte le relative conseguenze: muffe, batteri, rischi di allergie, ambiente malsano, macchie sui muri, cattivi odori e molto altro. Prima di parlare dei benefici di acquistare un deumidificatore, è utile precisare che esistono due tipi di deumidificatore: quello passivo e quello attivo.

Con il silicio o con la condensazione

Il deumidificatore passivo funziona senza corrente: si tratta di un contenitore, dotato di filtro, che raccoglie l’umidità presente nell’aria tramite dei sassolini igroscopici, come ad esempio silicio. Si tratta in pratica dello stesso materiale che si trova nei sacchettini presenti nelle borse appena comprate.

Il silicio è in grado di trattenere l’umidità. Questo tipo di deumidificatore si chiama passivo. È sufficiente posizionarlo nella camera in cui si desidera raccogliere l’umidità. Le dimensioni sono ridotte, e di conseguenza anche le prestazioni. Quando i sali sono pieni d’acqua vanno sostituiti, e per questo motivo questo tipo di deumidificatore è indicato per zone piccole, come il bagno, il ripostiglio o la cameretta dei bambini.

Il deumidificatore elettrico, invece, funziona tramite la corrente e grazie al meccanismo della condensazione trasforma l’aria che aspira in vapore acqueo, restituendo aria leggermente più calda. Questo tipo di apparecchio è ideale per ambienti medio- grandi, perché aspira quantità maggiori di aria, permettendo una deumidificazione più rapida ed efficace. La scelta di uno o dell’altro tipo dipende da quanto è umido e grande l’ambiente.

Il deumidificatore elettrico presenta un contenitore di raccoglimento dell’acqua, oppure un tubo che riversa l’acqua direttamente in uno scarico domestico: questa soluzione è ideale per chi si trova spesso fuori casa e ha bisogno di lasciare l’apparecchio acceso. Ma la funzione di deumidificazione è presente anche nei condizionatori: se dovete acquistare un condizionatore per regolare la temperatura degli ambienti, quindi, tenetelo presente.

Perché un deumidificatore?

Non è detto che siano necessarie le offerte deumidificatori per comprare: in questa pagina trovate alcuni benefici offerti da questo apparecchio.

  • Un ambiente meno umido evita la formazione e la proliferazione di acari, batteri, muffe, con la riduzione dei rischi legati ad allergie, disturbi respiratori, disturbi della pelle;
  • Grazie a filtri speciali, si può ionizzare e purificare l’aria;
  • L’aria in uscita, leggermente più calda, è ideale per asciugare la biancheria in ambienti chiusi;
  • La deumidificazione in estate permette di non percepire l’afa, mentre in inverno di sentire meno freddo perché rende l’ambiente più secco. Quest’ultima prerogativa è molto importante per soggetti deboli come bambini e anziani.

Deumidificatore elettrico: che cosa valutare

Ci sono vari fattori da considerare: innanzitutto, in base all’uso, si può scegliere tra deumidificatore fisso, solitamente fissato a una parete, o portatile, cioè che umidifica un ambiente alla volta in base alle necessità.

Poi è importante considerare la capacità di raccolta dell’acqua (espresso in litri/ora) e il volume, espresso in mq, delle stanze da deumidificare. Infine, il consumo elettrico: è pur sempre un elettrodomestico, quindi bisogna ricordarsi di non accenderlo insieme ad altri che potrebbero far saltare il contatore, come il forno elettrico e la lavatrice.

macchina fotografica

La macchina fotografica: passione scattante

Le macchine fotografiche in commercio sono ormai adatte a tutte le tasche e a tutte le competenze. Dalle semiprofessionali, reflex e mirrorless, alle fotocamere degli smartphone e dei tablet, oggi fare una foto è un gesto alla portata di tutti. Ma, aldilà delle fotocamere integrate negli smartphone, come ci si orienta quando si decide di acquistare o regalare una macchina fotografica?

Innanzitutto ci sono almeno tre tipi di macchine fotografiche: le compatte, le ultra compatte e le semiprofessionali. La macchine fotografiche compatte sono le più diffuse, con un ottimo rapporto qualità prezzo: perfette sia per chi è alle prima armi, sia per chi ha un minimo di dimestichezza, grazie alla possibilità di intervenire sulle modalità di scatto.

Sono leggere e maneggevoli, intuitive da usare e permettono di condividere immagini e video su altri dispositivi, come smart TV e stampanti, e sui social media, grazie al Wi-Fi integrato. Le ultracompatte sono tra le più innovative sul mercato, perché sono progettate per stare in una tasca: essenziali e sottili, sono l’ideale per chi viaggia. Si tratta di macchine ottime per chi è alle prime armi perché permettono di ottenere delle buone immagini grazie alla modalità automatica.

Le macchine fotografiche semiprofessionali sono in media più costose, più pesanti e un po’ più ingombranti delle altre, ma offrono funzioni e caratteristiche che permettono di dare sfogo alla propria passione: funzioni manuali, obiettivi intercambiabili, zoom e risoluzione più potenti.

La risoluzione: quanto incide sulla qualità della foto?

La risoluzione, cioè la larghezza e l’altezza di una foto, si esprime in pixel. Grazie alla costante innovazione tecnologica, la risoluzione offerta dalle macchine fotografiche è in costante aumento, fino ad arrivare a 20 megapixel, cioè 20 milioni di pixel, per una singola foto.

In generale una maggiore risoluzione corrisponde a una maggiore definizione dell’immagine, ma la qualità di una fotografia dipende da molti altri fattori, tra cui i sensori, il tipo di lente, l’obiettivo e il formato in cui si salva l’immagine.

Per un ottimo risultato sono sufficienti 10 megapixel: si tratta di una buona risoluzione che non rende le immagini troppo pesanti e permette di condividerle, salvarle e di stamparle senza occupare troppo spazio e ottenendo una buona qualità.

Quante foto si possono fare e quanto dura la batteria?

Tutte le macchine fotografiche digitali in commercio permettono di scegliere il formato in cui salvare l’immagine: più sarà alta la risoluzione, maggiore sarà lo spazio occupato sulla scheda di memoria. Il consiglio è di acquistare una scheda di memoria aggiuntiva a quella interna: una scheda da 4 Gb è un buon compromesso, perché permette di conservare circa mille immagini con una risoluzione di 10 Mp.

Le batterie della macchina fotografica sono spesso un punto debole, anche perché lo zoom, le possibilità di fare video e il fatto che spesso la macchina resta accesa anche quando non si usa ne riducono di molto la durata. Ecco alcuni segreti per aumentare la durata della batteria della vostra macchina fotografica: spegnere il visore a cristalli liquidi e scattare le foto grazie al mirino, usare lo zoom soltanto quando è necessario (anche perché rende l’immagine meno nitida), spegnere la macchina quando non la si usa e scaricare completamente le batterie prima di ricaricarle.

robot aspirapolvere

Consigli per un robot aspirapolvere domestico

Il robot aspirapolvere è un elettrodomestico pensato per la pulizia delle superfici della casa. A differenza di un normale aspirapolvere, il robot non ha bisogno di essere guidato nella pulizia della casa. Basta accenderlo e posizionarlo in una stanza e questo si occuperà della pulizia del pavimento.

Ci sono modelli di robot aspirapolvere che oltre ad avere la funzione base di cattura polvere, garantiscono un’ottima pulizia anche in caso di briciole o capelli o altri tipi di residui che si possono trovare sui pavimenti delle nostre case.

Come funziona

Il robot aspirapolvere può essere programmato per la pulizia delle superfici della casa. È necessario, prima di azionare il robot, di rimuovere i vari ostacoli presenti sulla superficie, di modo che il robot possa raggiungere tutti i punti della stanza senza incappare in qualcosa che lo blocchi e non gli permetta di continuare il lavoro.

Spesso le nostre case sono piene di suppellettili, o nei casi in cui ci sono bambini sono piene di giochi, tappetini e palestrine. È preferibile rassettare e stanze prima di azionare il robot. Se si decide di azionare il robot di stanza in stanza è consigliabile chiudere a porta e lasciare il robot al suo lavoro. Per evitare che la batteria possa esaurirsi subito, meglio spostare anche la base insieme al robot.

Come già detto il aspirapolvere irobot roomba oltre a rimuovere la polvere rimuove anche altri residui di sporco.
Ovviamente se i residui sono più grossi è consigliabile rimuoverli prima di aver azionato il robot in quanto potrebbero incastrarsi e mandando in surriscaldamento l’elettrodomestico potrebbero danneggiarlo.

Com’è fatto

Gli elementi più importanti da tenere in considerazione, che cambiano a seconda dei vari modelli di robot aspirapolvere in commercio, sono le dimensioni, le spazzole e la capienza del cestino.

Ad esempio è necessario acquistare delle spazzole specifiche per la pulizia di capelli, peli di animali e briciole che solitamente sono più difficili da catturare e sappiamo tutti quanto sia antipatico trascinarsi le briciole per tutta la casa. Per quanto riguarda la dimensione del robot e la capienza del cestino, questo va valutato a seconda dell’ampiezza della casa e quindi delle superfici che devono essere pulite.

I robot aspirapolvere possono essere dotati anche di un display attraverso il quale il robot comunica eventuali malfunzionamenti. Inoltre il display permette anche di programmare il lavoro del robot per poterlo mettere in funzione anche quando non si è in casa. Alcuni robot possono essere azionati anche attraverso l’utilizzo di un telecomando di modo da non doversi avvicinare al robot ogni volta che lo si voglia mettere in funzione.

Abbiamo detto che, quando di decide di mettere in funzione il robot, sia preferibile rimuovere gli ostacoli più ingombranti. In generale, per quelli che, invece, non possono essere rimossi, il robot aspirapolvere è comunque dotato di sensori che gli permettono di aggirare gli ostacoli.

piastra per i capelli

Piastra per capelli: tutto fila liscio

La piastra per capelli è un accessorio ormai indispensabile per la messa in piega in casa: capelli lisci, ondulati, ricci, e molte altre possibilità offerte da questo piccolo elettrodomestico.

Ma com’ e fatta? Si tratta fondamentalmente di un apparecchio a forma di pinza, che si riscalda grazie alla corrente e che si passa sulle ciocche dei capelli per la piega. Questa la sua funzione base: ma vediamo di quali materiali è composta e come si usa. Il funzionamento è semplice, anche se, trattandosi di un apparecchio che può raggiugere i 240 gradi di temperatura, è sempre meglio fare attenzione.

Di che cosa è fatta la piastra per capelli?

La piastra per capelli ha l’impugnatura di plastica termoresistente e la piastra vera e propria di ceramica, di titanio o di tormalina. Si tratta di materiali che evitano bruciature ai capelli e assicurano il passaggio scorrevole sulle ciocche. Il materiale più diffuso è la ceramica; la tormalina e il titanio sono materiali innovativi, perfetti per proteggere la chioma mentre la si stira, e rendono la piastra più costosa.

Oltre alla piastra elettrica base, esiste l’innovativa piastra a vapore. Si tratta di una piastra per capelli con un piccolo serbatoio che si riempie d’acqua. Passata sui capelli, la piastra rilascia vapore acqueo, rendendo la piega più veloce e duratura grazie al fatto che il capello resta idratato. Ma non solo: molti modelli hanno la funzione ionizzante, che elemina l’elettrostaticità, migliorando l‘effetto liscio e la durata della piega.

Come si usa la piastra per capelli

Dopo aver lavato e asciugato i capelli con molta cura, si inserisce la spina della piastra nella presa di corrente. Per la maggior parte dei modelli sono sufficienti 15 secondi per raggiungere la temperatura desiderata: in media, 120 gradi. La temperatura da scegliere varia in base alla lunghezza, alla quantità e al tipo di capello.

Per capelli sottili e corti, o ad esempio per una frangetta, sarà sufficiente una temperatura bassa. Per lisciare capelli folti, naturalmente ricci e lunghi, invece, la piastra dovrà raggiungere almeno i 180 gradi.Per una piega duratura e una chioma sana è indispensabile passare sui capelli un prodotto a base di siliconi, che si trova dal parrucchiere o in profumeria.

Dopo si dividono i capelli in ciocche di circa 5 cm di spessore, fissandole con una molletta alla testa. Si passa poi la piastra ciocca per ciocca, dalla radice e arrivando alle punte: il movimento dovrebbe essere fluido e costante, senza tenere la ciocca nella piastra ferma per più di 2 secondi per non bruciarla. Si finisce con la lacca.

I mille usi della piastra: liscio, riccio, ondulato

Le piastre per capelli permettono di creare anche ricci, boccoli, onde. Per un effetto ondulato, ad esempio, la piastra si arrotola intorno alla ciocca e si mantiene per qualche secondo. Diverso è il caso dei ferri per capelli o delle piastre ondulate: il ferro si usa specificamente per creare boccoli e ricci.

Più piccolo è il diametro del ferro, più stretti e definiti saranno i ricci. La piastra per creare un effetto “onda” è composto invece di una serie di tubi, di solito 3 o 4, in cui si infila la ciocca. In questo caso il movimento è diverso: la piastra non scivola sui capelli ma afferra la ciocca per imprimere la piega.

maca

La Maca: dalle Ande la pianta che dà energia e vigore

Lepidium peruvianum, è una pianta che appartiene alla famiglia dei cavoli ed è conosciuta fin dal 1600 a. C.: cresce sui pendii montuosi in Perù e in Bolivia e si concima naturalmente con gli erbivori che popolano questi territori. Si tratta fondamentalmente di una rapa, che cresce in condizioni proibitive su terreni rocciosi a circa 3.000 metri sul livello del mare, in una zona con molta escursione termica: si passa infatti dalle temperature sottozero della notte al sole battente durante il giorno.

La parte utilizzata è la radice: si trova in vari colori, che vanno dal nero al giallo, e tradizionalmente è consumata fresca dalle popolazioni locali o in polvere per insaporire cibi e bevande. La maca, in particolare la sua radice, si può definire una pianta prodigiosa, grazie alla sue proprietà: è energizzante, stimola il metabolismo, calma la fame nervosa, aiuta ad aumentare le difese immunitarie e quindi a combattere malanni di stagione e malattie psico-somatiche, è ricca di elementi preziosi come vitamine A, C e del gruppo B, minerali come fosforo, zinco e manganese, fibre e proteine.

Molto nota e utilizzata da sempre in Bolivia e in Perù come ricostituente naturale, in Italia è diventata rinomata di recente grazie a due funzioni principali: preziosa alleata per sport, diete e integrazione alimentare, e viagra naturale, grazie ai suoi effetti stimolanti sul sistema ormonale sia maschile che femminile.

La maca: come usarla

La radice di Maca si trova in erboristeria, nei negozi specializzati e nei settori dedicati all’alimentazione naturale dei grandi supermercati, in forma liquida, come estratto puro o come compresse e quasi sempre di coltivazione biologica.

Liquida o in polvere è ideale da aggiungere a succhi, tisane, condimenti e anche, miscelata ad altre farine, perfetta per preparare pane e impasti. Le compresse sono già pronte da assumere con acqua: si consiglia sempre di chiedere informazioni a uno specialista, perché, a causa della ricca presenza di iodio, potrebbe incidere sul funzionamento della tiroide.

Si tratta di una pianta alimentare, quindi non ci sono indicazioni mediche sul dosaggio quotidiano: in generale si consiglia l’assunzione di una quantità variabile tra i 5 e i 20 milligrammi al giorno, sempre sotto controllo.

A chi è consigliata la maca?

La principale per funzione e effetti maca è la glicogenesi: questa pianta permette la produzione di una riserva di glucosio nell’organismo. Per questo motivo, è indicata come integratore naturale in tutti i casi di carenze nutritive, stress fisico e mentale, debolezza, ma anche per l ‘attività sportiva e ogni volta che c’è bisogno di una riserva di energia.

È molto utile inoltre se associata alle diete dimagranti, perché stimola il metabolismo, placa la fame e apporta una grande quantità di fibre e proteine. La maca è un ottimo alleato anche contro l‘impotenza, perché agisce da afrodisiaco naturale, e si rivela molto valida per l’apparato riproduttivo femminile: la presenza di steroli e alcaloidi ha un effetto benefico sugli ormoni, donando sollievo ai disturbi femminili tipici come quelli legati a premenopausa e menopausa, sindrome premestruale o dismenorrea.

stampante

Come risolvere i problemi più comuni della tua stampante

Le nostre stampanti sono capaci di operare per numerosi anni e migliaia di stampe, ma spesso incorrono in alcune difficoltà che ne ostacolano il corretto funzionamento. Alcune volte il problema è causato, semplicemente, dal raro utilizzo dell’apparecchio o, al contrario, da un utilizzo troppo frequente.

Una sosta di due settimane, ad esempio, è sufficiente perché l’inchiostro delle cartucce si asciughi, causando un mancato passaggio dello stesso attraverso gli ugelli.
In altri casi, la fonte del problema è da ricercare altrove ed è necessario individuarla, prima di agire di conseguenza.

Quando la stampante non stampa

Se la stampante si rifiuta di funzionare e non reagisce, nemmeno dopo aver avviato correttamente la stampa di un documento, vi sono diverse possibili cause.
 Innanzitutto, è opportuno verificare la presenza di eventuali messaggi di errore, sia sulla stampante stessa, sia sul proprio terminale.

Alternativamente, una spia luminosa o lampeggiante sull’apparecchio potrebbe essere indice di un malfunzionamento.
Naturalmente, prima di avviare la stampa, occorre assicurarsi che vi sia carta a sufficienza e che le cartucce non siano esaurite.
Se si tratta di una stampante senza fili, è necessario che essa sia collegata alla rete Wi-Fi.

Se ciò non dovesse risolvere il problema, è possibile provare ad utilizzare, invece, un cavo USB.
Alcune difficoltà sono spesso causate da un problema software, piuttosto che hardware. Per ovviare ad esse, è consigliabile verificare che i driver del dispositivo siano stati installati correttamente. Inoltre, può accadere che la stampante che si vuole utilizzare non sia stata selezionata come predefinita.

In questo caso, è possibile farlo tramite il Pannello di Controllo di Windows, nella sezione Dispositivi e, successivamente, Stampanti. Microsoft Windows, infine, include uno strumento di risoluzione dei problemi legati alla stampa, il quale può rivelarsi utile nel momento in cui si incontrano delle difficoltà tecniche.

Bassa qualità di stampa

Un altro problema molto comune che può verificarsi consiste nella bassa qualità di stampa, che può manifestarsi con la presenza di linee orizzontali sul foglio, un utilizzo dei colori errato, oppure, più semplicemente, dalla comparsa di aree sbiadite o non del tutto definite.

In questo caso, è consigliabile esaminare gli ugelli della stampante, i quali possono facilmente ostruirsi.
Le procedure necessarie alla pulizia variano da modello a modello. Generalmente, numerose opzioni relative alla manutenzione delle stampanti sono incluse nel software installato o, in alternativa, sul pannello del dispositivo.

Anche il tipo e la qualità della carta utilizzata possono influire sulla qualità di stampa finale.
Usare della semplice carta da fotocopie, che, di natura, è più assorbente, può causare un’errata distribuzione dei getti di inchiostro sulla pagina e, di conseguenza, una stampa poco definita e di qualità inferiore.
In base al genere di stampa che si desidera, una qualità maggiore della carta può determinare, dunque, un risultato visivamente superiore.

spremi-agrumi

Spremiagrumi: il succo del benessere

Chi non apprezza un buon succo d’arancia spremuta al momento? è un concentrato di vitamina C e acido ascorbico, preziosi contro i malanni di stagione e raffreddori, è fresco, dissetante e spesso protagonista della prima colazione. Gli agrumi sono ricchi di vitamine indispensabili per il buon funzionamento del nostro organismo. Ma non sempre, sia per ragioni di gusto che di orari, è possibile mangiarli interi.

Per questo motivo, una bella spremuta di arancia fatta in casa è un‘alternativa sana, salutare e soprattutto economica ai succhi di frutta industriali. Per un litro di spremuta basta un kg di arance, magari comprate al mercato. Se le arance sono dolci, poi, non è necessario aggiungere lo zucchero.

Il succo d’arancia regala poi arricchisce dolci, macedonie, cocktail, pan di spagna. Ma non solo arance: pensiamo alle fresche limonate, o a mix di agrumi meno usati come pompelmo giallo o rosa, cedro, bergamotto, mandarino. Un consiglio per conservare al meglio la spremuta: riposta in una caraffa coperta da una pezzuola di cotone inumidita o da una pellicola, può conservarsi in frigorifero per un giorno interno senza perdere le sue preziose proprietà nutritive.

Lo spremiagrumi manuale

Lo spremiagrumi manuale si trova sia in plastica che in acciaio. Il funzionamento è semplice: la parte superiore ha un cono per spremere l’agrume e una griglia per raccogliere la polpa; la parte inferiore raccoglie il succo. Esistono anche dei modelli “verticali”, semiprofessionali, in cui si inserisce l’agrume già tagliato in alto e, grazie a una leva che funziona da pressa, si raccoglie il succo direttamente nel bicchiere.

In entrambi i casi è importante lavare e asciugare bene lo spremiagrumi in tutte le sue parti, perché l’acidità dei frutti può corrodere la plastica o il metallo. Lo spremiagrumi manuale è ideale per chi non ha problemi alle articolazioni e non ha bisogno di grandi quantità di spremuta. Tranne i casi particolari, come gli spremiagrumi di design, inoltre, lo spremiagrumi manuale è la scelta più economica.

Spremiagrumi elettrico: le caratteristiche

Lo spremi agrumi elettrico è più capiente: la caraffa permette di raccogliere più succo. È un elettrodomestico dal consumo elettrico minimo e si lava in lavastoviglie perché tutte le parti lavabili si possono smontare. È importante rimuovere tutti i residui della polpa prima di inserire queste parti nella lavastoviglie.

Gli spremiagrumi elettrici variano in base alle funzionalità. Il modello base ha un cono in alto con la griglia, un contenitore per raccogliere il succo e una base che si collega con un cavo alla presa di corrente. Tutti i modelli ormai hanno l’avvolgicavo integrato, per riporre lo spremiagrumi senza occupare molto spazio, e un coperchio antipolvere.

Di solito questo piccolo elettrodomestico funziona a pressione: basta appoggiare sul cono l’arancia o il limone tagliato e il cono inizia a girare. È prevista anche la funzione alternata, cioè il cono gira sia in senso orario che antiorario per spremere l’agrume al meglio. Inoltre è possibile selezionare la quantità di polpa che filtra nel succo.

I modelli più avanzati presentano funzionalità comode per chi ha poco tempo, o una famiglia numerosa, ad esempio. Tra le funzioni previste dai modelli accessoriati ci sono il taglio automatico della frutta, la spremitura automatica e la possibilità di centrifugare gli agrumi per recuperare anche le fibre e la polpa. Ma non dimentichiamo che quasi tutti i robot da cucina hanno l’accessorio spremiagrumi: la scelta dipende sempre dalle esigenze.

scalda biberon

Lo scaldabiberon: tra ieri e oggi

Una volta comprato, non lo si lascia più. Molte mamme infatti, per diversi motivi, non sempre possono allattare naturalmente al seno il proprio bambino. Si ricorre quindi molto spesso al latte artificiale che deve assumere tutti quei tratti specifici ed essere così il più simile possibile a quello materno.

Una di queste caratteristiche e’ senza dubbio quella della temperatura che deve ricordare quella della poppata della mamma. Le nostre nonne (e ancora oggi qualche mamma) scaldavano il latte all’interno di un pentolino con dell’acqua bollente. Successivamente facevano cadere un po’ di latte sulla propria mano per controllarne la temperatura: se ancora troppo freddo si rimetteva il pentolino sul fuoco, se bollente, sul biberon veniva fatta scorrere acqua fredda del rubinetto.

Insomma un vero e proprio dispendio di tempo e di energia che faceva di certo spazientire il piccolo affamato, soprattutto nel cuore della notte. Ecco allora che lo scaldabiberon, facendosi ultima evoluzione del “bagnomaria” di una volta, corre in aiuto a mamme e papà alle prese con pianti e urli inconsolabili dei loro bimbi affamati.

Caratteristiche e utilizzo di uno scaldabiberon

Questo piccolo magico elettrodomestico, consente di scaldare il latte (e per alcuni modelli il discorso vale anche per gli omogeneizzati in vasetto) alla temperatura prescelta e di mantenerlo caldo fino a circa un’ora. Lo scaldabiberon infatti, possiede una cavità nella quale è possibile inserire il biberon con il latte da scaldare.

Molto spesso quando il bambino è appena nato e non si sono ancora stabilizzati i ritmi della poppata, capita che si svegli affamato nel cuore della notte. Lo scaldabiberon vi renderà la vita migliore facendovi guadagnare tempo e quindi sonno: preparato il latte nel biberon, dopo averlo accuratamente sterilizzato, riponetelo nel frigorifero.

Quando il piccolo affamato si sveglierà, basterà accendere il dispositivo e aspettare il segnale acustico (ormai quasi tutti i modelli ne sono dotati) che vi avviserà una volta pronto. Un’ altra caratteristica che rende lo scaldabiberon perfetto per le emergenze notturne è la sua velocità: molto più rapido del classico metodo a bagnomaria, vi permetterà di placare la fame del vostro bambino e di farvi tornare a dormire in men che non si dica.

Sono quindi due i principali motivi per cui bisognerebbe acquistare uno scaldabiberon: le tempistiche di preparazione più brevi e non dimentichiamoci, ancor più importante, la sicurezza di poter dare sempre al proprio bambino il latte alla giusta temperatura, evitando il rischio di scottature.

A differenza di quanto si possa credere, lo scaldabiberon non si usa solamente nei primi mesi per poi riporlo, senza usarlo mai più, in un angolo dimenticato della casa: al contrario è utile anche per scaldare pappine, camomille e minestrine, nel caso sia dotato anche del vano scalda vasetto. Ci sono addirittura mamme che lo continuano ad utilizzare anche dopo lo svezzamento, scaldando ancora il latte nel biberon per poi versarlo nella tazza del piccolo.

Guida a uno scaldabiberon

In commercio esistono vari tipi di scaldabiberon: quelli da viaggio che possono essere utilizzati anche in auto, quelli dedicati alle coppie di gemelli, con due vani contenitori e quelli con display o segnale acustico. Si possono acquistare in tutti i negozi specializzati per bambini, ma è sul web che si trovano offerte davvero convenienti.

Per questo motivo, si sconsiglia l’acquisito di prodotti di seconda mano: non bisogna dimenticare che, trattandosi pur sempre di un dispositivo elettrico, è necessario essere sempre certi del suo corretto funzionamento per la sicurezza di mamme e bambini.

compressore aria

Tecnica della compressione aria

Elemento fondamentale per la sopravvivenza di noi esseri umani, l’aria è un componente apparentemente incolore costituito da gas e vapore. Considerata nell’antichità un elemento religioso e divino, l’uso di questa miscela ha trovato applicazione nei tempi più moderni anche in ambiti quotidiani, chimici e industriali.

L’aria che l’essere umano respira, comunemente chiamata aria atmosferica, è stata così sottoposta a diversi tipi di lavorazione che ne alterano il suo volume. La tecnica della compressione, che genera aria compressa, può essere ottenuta attraverso l’uso di ventilatori, soffianti e compressori.

Il ventilatore è un dispositivo che attraverso l’uso di una ventola, ha lo scopo di muovere l’aria generando una pressione moderata e leggermente maggiore all’aria atmosferica. Un ventilatore di grandi dimensioni che si serve di un circuito viene chiamato soffiante il quale produce lo spostamento dell’aria con pressioni moderate. Nel caso in cui l’aria, oltre ad essere spostata, viene anche compressa, ci troviamo di fronte ad un compressore.

Aria sicura e rispettosa dell’ambiente

Dispositivo usato per pressioni elevate ed inventato nel XVII, il compressore d’aria comprime l’aria attraverso l’energia meccanica di un motore e la indirizza in un serbatoio. Servendosi dell’uso di una valvola ed un tubo di uscita, l’aria compressa viene spedita all’esterno.

È bene ricordare che la pressione, misurata attraverso un manometro, viene misurata in BAR corrispondente a un chilo per centimetro quadrato. La compressione dell’aria, nonostante sia una tecnica non proprio economica dovuta all’uso dell’energia elettrica, dà vita ad un’aria pulita, trasferibile e sicura.

Le variabili da considerare

Disponibili in diverse forme e tipologie, i compressori si differenziano per potenza, portata volumetrica, portabilità e fonte energetica, tutti elementi che devono essere presi in considerazione al momento dell’acquisto. Con riferimento alla prima variabile, essa si attesta normalmente tra i 1,5hp e i 6,5hp per compressori di uso quotidiano mentre quelli riservati ad uso industriale presentano capacità maggiori.

La portata volumetrica è invece misurata in MC/s ovvero metri cubi al secondo mentre la portabilità fa riferimento alla duttilità del compressore aria e allo spazio che si ha a disposizione: da qui nasce la scelta tra un compressore aria piccolo e portatile e un compressore aria grande e potente. Sempre con un occhio all’ambiente dove andremo ad usare il compressore, è importante considerare la fonte di energia: ai più comuni compressori dotati di un sistema elettrico di trasmissione con capacità compresa tra i 110/220V e 240V, si affiancano compressori caratterizzati da motore a benzina.

Le macchine che prevedono una destinazione principalmente industriale rispondono al nome di compressori d’aria alternativi, grandi compressori a pistoni, e i compressori rotativi, chiamati alternativamente a vite. Se si escludono queste due categorie, i compressori più comunemente utilizzati per uso domestico o per piccole officine sono principalmente due: i compressori a pistone tradizionale e di volume compreso tra 6 litri e 50 litri o i cosiddetti compressori a cinghia.

Vantaggiosi dal punto di vista economico ed efficienti sotto l’aspetto qualitativo, i compressori a pistone maggiormente utilizzati sono quelli da 24 litri e da 50 litri, un buon compromesso per un uso quotidiano e domestico. Se l’uso del compressore aria è invece più frequente e la quantità di aria di cui si necessita è maggiore, è bene dotarsi di compressori a cinghia che possono essere utilizzati per molte ore in quanto utilizza la metà dei giri di un normale compressore. Affidabili e qualitativi, hanno anche il vantaggio di essere prodotti in Italia.

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Lampade UV o fornetti per unghie?

Le lampade per unghie, nel linguaggio comune chiamate anche “fornetti”, sono degli apparecchi indispensabili nel campo della manicure con ricostruzione gel e della nail art, sia a livello del fai da te sia a quello professionale. Queste lampade funzionano con la tecnologia dei raggi ultravioletti UVA, che a differenza degli UVB risultano essere meno dannosi per la nostra pelle.

Il gel o smalto semi-permamente usato per la ricostruzione, è formato da particelle fotosensibili che solidificano all’esposizione dei suddetti raggi. Il prodotto quindi si indurisce e, seccandosi, è in grado anche di fissare sull’unghia strass e decorazioni dei tipi più svariati.

La riuscita del processo appena descritto, detto anche polimerizzazione, è indispensabile se si vuole ottenere un buon risultato. Le lampade più diffuse in commercio sono quelle UV e possono anche essere dotate di tecnologia LED.

Caratteristiche delle lampade

Tuttavia i classici fornetti unghie sono composti nella maggior parte dei casi da un vano la cui altezza può essere anche regolabile per consentire non soltanto la polimerizzazione del lavoro su mano, ma anche quella su piedi. All’interno della lampada sono presenti in media tre o quattro bulbi che emanano raggi da 9 W di potenza ciascuno per un totale di 36 W. Da evitare l’acquisto di lampade di potenza inferiore in quanto comprometterebbero il lavoro poiché non sono in grado di asciugare completamente il gel.

Un’altra caratteristica fondamentale è inoltre la disposizione dei bulbi che deve essere uniforme in modo tale da consentire la polimerizzazione anche delle dita laterali quali pollice e mignolo. Solitamente l’autonomia di una lampada per unghie UV è di 1000 ore e i bulbi devono essere sostituiti una volta che esauriscono la loro energia: un trucco è quello di controllare il bulbo periodicamente: se esso inizia ad annerire dalla parte dell’attaccatura, è segnale che deve essere cambiato con uno nuovo.

Il costo per ogni bulbo si aggira tra i tre e i cinque euro. Esistono inoltre in commercio lampade più ampie (e quindi a maggior potenza) al cui interno si possono inserire contemporaneamente entrambe le mani o tutti e due i piedi, con un notevole risparmio di tempo. Si consiglia inoltre di scegliere lampade dotate di timer, in grado di monitorare il preciso tempo richiesto per l’asciugatura del prodotto.

Le lampade possono essere acquistate in negozi specializzati per il beauty o anche online in cui si possono trovare tutti i modelli esistenti in commercio, con una più vasta gamma di scelta rispetto ai singoli rivenditori. Il prezzo parte da 15 euro in su, ma per una buona lampada il prezzo si aggira tra i 40 e gli 80 euro. Si ricorda inoltre di acquistare soltanto prodotti certificati “CE” e approvati dalle leggi europee: evitare prodotti di dubbia provenienza che, seppur allettanti dal punto di vista del prezzo, potrebbero non essere sicuri e controllati.

Gli studi sull’utilizzo delle lampade UV

Non è ancora ben chiaro se l’utilizzo di queste lampade sia dannoso per la salute: sta di fatto che sono stati condotti diversi studi per portare alla luce connessioni tra l’utilizzo delle lampade e l’insorgere di malattie legate alla pelle o melanomi con risultati interessanti che possono essere la premessa di futuri studi riguardanti il fenomeno. Nessun allarmismo dunque, ma più consapevolezza per clienti e professioniste.